Tra Kiev e Mosca c’è una piccola pace

Un ritorno in patria e in libertà commovente, fra lacrime e abbracci, per 402 prigionieri di guerra, nello scambio deciso da Ucraina e Russia

Per la cinquantesima volta dall’inizio della guerra Russia e Ucraina hanno rilasciato i rispettivi prigionieri, sia civili che militari. Precisamente 207 ucraini e 195 nell’ultimo scambio, che sarebbe dovuto avvenire il 24 gennaio. In quel giorno un aereo militare russo è stato abbattuto.

Kiev - Mosca, c'è una piccola pace
Nella zona di Kiev i droni russi hanno colpito diverse abitazioni – rationalinternational.net Ansafoto

Lo stesso Vladimir Putin ha attribuito la responsabilità all’Ucraina, probabilmente per errore, poiché i militari ucraini hanno usato un sistema di difesa Patriot che non hanno imparato a usare correttamente. Su quell’apparecchio erano in volo a detta del Cremlino 65 prigionieri di guerra, che però a Kiev non risultano. Il mistero quindi rimane, benché venga accantonato.

Funziona la mediazione degli sceicchi

Dopo l’incidente sono seguiti alcuni giorni carichi di tensione. Da qualche tempo il presidente russo aveva dato segno agli Stati Uniti di voler raggiungere la pace: si è temuta quindi una recrudescenza. Sono intervenuti gli Emirati Arabi Uniti per mediare tra i due Paesi in guerra, quindi l’accordo è stato raggiunto. Non è stato un cessate il fuoco: gli attacchi sono proseguiti, e in particolare i droni russi hanno colpito la zona di Kiev.

Kiev - Mosca, c'è una piccola pace
Quel che resta dell’aereo IL-76 abbattuto e precipitato a Belgorod – rationalinternational.net Ansafoto

Nel frattempo l’esercito ucraino ha dato agli organi d’informazione il video che mostra il ritorno in patria dei soldati prigionieri. Li si vede scendere ad uno ad uno da un pullman: una scena carica di emotività e di passione. Tra loro, come ha dichiarato in un tweet il presidente Volodymyr Zelensky, c’erano uomini della Brigata Azov, soldati che avevano combattuto fino all’ultimo nell’isola dei serpenti, e a Mariupol e nella famosa difesa dell’acciaieria Azovstal.

La campagna elettorale aiuta gli atti umanitari

Erano 180 i civili e 27 i militari. Sono in tutto 3.035 i prigionieri ucraini liberati dalla Russia e tornati a casa. Zelensky ha confermato di volere la liberazione di tutti quanti sono ancora nelle mani del nemico. Nessuno è stato dimenticato, come ha sottolineato. Un evento importante per un presidente in compagna elettorale, come d’altra parte lo stesso Vladimir Putin.

Gli ucraini scesi dal pullman hanno indossato la bandiera gialla e blu come un mantello. Alcuni hanno ceduto alla commozione e hanno pianto, altri si sono messi a pregare, ma alcuni hanno gridato di gioia, hanno riso, mentre non pochi hanno messo mano a un telefono per chiamare i familiari, fra canti in coro e abbracci. Una gioia profonda, che si accompagna drammaticamente alle esplosioni che hanno sventrato altre abitazioni ucraine.

A casa anche i russi, ma le minacce continuano

Si possono immaginare, in mancanza di filmati, scene analoghe dall’altra parte della linea del fronte. I militari russi liberati sono stati portati a Mosca per un periodo di cure e di riabilitazione nelle strutture sanitarie del ministero della difesa, per l’aiuto medico e psicologico. Vladimir Putin, come il suo omologo nemico, ha confermato che gli scambi continueranno e che altri prigionieri torneranno a casa.

Kiev - Mosca, c'è una piccola pace
I vigili del fuoco intervengono a Kiev in una casa colpita da un drone russo – rationalinternational.net Ansafoto
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