Mar Rosso, la Cina sa cosa fare

Washington lancia un appello al Dragone, chiedendo ai vertici cinesi di persuadere l’Iran ad interrompere i finanziamenti degli Houthi.

I ribelli yemeniti che dominano il Mar Rosso sono sostenuti dall’Iran ed è risaputo che Pechino goda di ottimi rapporti con Teheran. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta una delle sue principali partner commerciali degli ultimi decenni. Un rapporto di reciproca fiducia, culminato nel 2021 con l’investimento di 400 miliardi di dollari per i seguenti venticinque anni. Non dovrebbe stupirci dunque il tentativo di Washington di persuadere il “Dragone” a mettere un buona parola tra i vertici iraniani, in modo da contrastare efficacemente le rappresaglie degli Houthi. Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, e Jon Finer, suo vice, hanno quindi incontrato Liu Jianchao, capo del dipartimento internazionale del Partito comunista cinese.

La crisi del Mar Rosso conviene alla Cina
La Cina si comporta in modo ambiguo – foto: ansa – rationalinternational.net

L’accorato appello degli esponenti americani non sembra abbia influenzato particolarmente il rappresentante di Xi Jinping. La Cina, oltre alle sterili rivendicazioni di pace e il debole invito di cessare il fuoco in Medioriente, non ha compiuto nessun atto concreto volto al ridimensionamento delle tensioni. Una posizione che sicuramente nasce oltretutto dalle dichiarazioni di Mohammed al Bukhaiti, portavoce degli Houthi, il quale ha specificato come gli attacchi dei ribelli siano indirizzati esclusivamente agli alleati di Israele. La Russia dunque, così come la Repubblica Popolare Cinese, esulano dai piani del movimento filo-iraniano.

La Cina osserva silenziosamente

La Repubblica Popolare Cinese ha scelto di farsi gli affari suoi, letteralmente. L’Unione Europea, così come successe durante la pandemia del 2020, si è dovuta confrontare con una realtà imprescindibile: gli Stati membri necessitano della piena – o, per lo meno, relativa – autonomia produttiva. La revisione delle catene di approvvigionamento, ampiamente sostenuta dalla Presidente Ursula von der Leyen e ribattezzata come “de-risking” potrebbe minare l’autorità del Dragone e soprattutto distruggere il rapporto di reciproca dipendenza delle potenze occidentali e del gigante asiatico.

Xi Jinping non vuole fare da mediatore
Xi Jinping osserva silenziosamente – foto: ansa – rationalinternational.net

Al contempo, l’evidente difficoltà degli Usa di porre fine alle rappresaglie degli Houthi, manifesta una temporanea condizione di debolezza. Le reali intenzioni di Xi Jinping potrebbero tradursi nel tentativo di presentarsi come una valida alternativa agli Stati Uniti, ergendosi a potenza benevola che tutto vuole fuorché immischiarsi negli affari esteri dei propri alleati – quale è appunto l’Iran. A questa ipotesi si contrappone invece l’opinione di coloro i quali ritengono che la Cina sia una nazione fondamentalmente debole, incapace di affermarsi come superpotenza e quindi non in grado di esercitare pressione sui vertici iraniani per l’interruzione delle ostilità. Qualunque sia la ragione, è oltremodo evidente che – almeno per il momento – la Repubblica Popolare non abbia intenzione di fungere da mediatrice tra le parti.

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