Yemen, siamo solo all’inizio

Gli Stati Uniti dichiarano guerra ai ribelli yemeniti Houthi. Gli alleati di Hamas non si arrendono e rispondono alle minacce.

“Le forze americane hanno effettuato un attacco contro un sito radar nello Yemen” – comunica il Comando militare centrare Usa (Centcom). Si tratta di un’infrastruttura strategica volta all’identificazione delle unità navali di passaggio nel Mar Rosso. L’operazione militare, che ha visto la collaborazione Usa-Uk, si è rivelata più mirata rispetto a quella dello scorso giovedì. L’obiettivo risiede, ad ogni modo, nella neutralizzazione delle basi militari presiedute dai ribelli Houthi, così da limitarli nelle loro azioni di rappresaglia contro le navi commerciali. Il Presidente degli Stati Uniti su questo è stato chiaro: la comunità internazionale non si fermerà fino a quanto il Mar Rosso risulterà dominato dagli alleati di Hamas.

Operazioni di contrasto degli Houthi
Guerra nel Mar Rosso – foto: ansa – rationalinternational.net

Il conflitto israelopalestinese ha prodotto dunque un’escalation che ci tocca in prima persona. La decisione dei ribelli yemeniti, finanziati e sostenuti dall’Iran, di mostrare platealmente la propria posizione in merito, ha implicato l’insorgenza di disagi non indifferenti per Usa ed Ue. Il 40% dei prodotto marittimi import-export italiani passano necessariamente per il Mar Rosso e per il Canale di Suez, raggiugendo così con facilità il Mar Mediterraneo e le nostre coste. Mentre in Medioriente imperversa una guerra combattuta con mitra e carri armati, l’Occidente si prepara ad affrontare un conflitto la cui arma risiede nel tentativo di minare l’economia e i contatti commerciali internazionali dei suoi membri.

Ferro e fuoco nel Mar Rosso

In seguito all’attacco di sabato 13 gennaio, l’Iran è intervenuto – in sede Onu – per denunciare la “guerra ingiustificata” del colosso britannico e atlantico. Si è parlato in particolare di “azioni illegali” che violano la sovranità dello Yemen, le leggi internazionali, la carta delle Nazioni Unite e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”, oltre ovviamente a minare “la pace e la sicurezza della regione”. Le dichiarazioni del portavoce iraniano seguono il sostegno dell’ambasciatore Onu russo, Vassily Nebenzia, il quale ha imputato ad Usa e Ue la violazione dell’articolo 2 della carta del Onu. Il testo, di fatto, prevede l’obbligo di astenersi dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato.

Gli Houthi non si fermeranno
Gli Houthi non hanno nessuna intenzione di fermarsi – foto: ansa – rationalinternational.net

Non si è fatta attendere, prevedibilmente, la risposta degli “imputati”. “Nessuno è immune dagli effetti degli attacchi Houthi, nessuno, neppure la Russia” – ha specificato l’ambasciatrice americana Linda Thomas-Greenfield “tutte le navi sono vulnerabili”. A sostegno dell’alleata, l’ambasciatrice britannica Barbara Woodward ha tenuto a sottolineare come le operazioni militari di contrasto dei ribelli yemeniti siano, in realtà, “limitate e proporzionate”. Nel frattempo, quanto accaduto sabato 13 gennaio non ha minimamente influenzato il temperamento degli alleati di Hamas. Gli Houthi hanno espresso pubblicamente la loro volontà di proseguire con le rappresaglie, sbeffeggiando Usa e Uk per le modeste perdite registrate in seguito al loro attacco congiunto.

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