Ecuador, i narcos giocano a pentirsi

Noboa dichiara guerra alla criminalità organizzata. Nel frattempo i narcos si scusano pubblicamente con i cittadini per i disordini.

“Siamo convinti che usciremo vittoriosi da questo conflitto” – con queste parole il Presidente Daniel Noboa ha ribadito la sua posizione in merito alle rappresaglie ed attentati verificati nella settimana corrente in Ecuador. Il videomessaggio ha raggiunto i cittadini pochi minuti dopo l’approvazione del Decreto esecutivo 111 – appoggiato all’unanimità dai membri del Parlamento – che identifica l’insorgenza di un conflitto armato interno ed autorizza dunque le forze armate ad intervenire. I disordini, scoppiati in seguito alla fuga di Adolfo Macias “Fito”, si sono consumati prevalentemente nella capitale Quito e nella cittadina di Guayaquil.

Conflitto interno in Ecuador
I narcos chiedono scusa – foto: ansa – rationalinternational.net

Noboa ha inoltre ribadito quanto “il sostegno dei cittadini e dei partiti politici” sia “fondamentale per uscire dall’oscurità e avere giorni migliori”. Dichiarazioni che appaiono ormai utopiche, considerando che – per quanto il tema abbia raggiunto la cronaca solo negli ultimi giorni – la convivenza tra politica e criminalità aveva già distrutto lo stato sociale in seguito alla conclusione del mandato di Rafael Correa. Le bande dominano le strade e le istituzioni governative mantengono i piedi in due scarpe. Nel frattempo, i narcotrafficanti puntano alla benevolenza della popolazione, nel tentativo di incrementare il numero di seguaci ed alimentare la folla contro il Presidente ecuadoriano.

I criminali chiedono scusa

I “terroristi” – così definiti da Noboa – hanno inviato un videomessaggio ai connazionali. “Salutiamo l’intero Paese e ci scusiamo per i disordini”le parole di uno di loro, pronunciate in jeans e maglietta bianca – “soprattutto a voi poveri, che siete i più colpiti“. L’uomo si rivolge poi al Presidente, descrivendolo come “un ragazzo ricco con il suo ego da supereroe” e richiedendo l’apertura dei negoziati per un accordo di pace che possa soddisfare ambe le parti. Egli porta come esempio quanto accaduto in Colombia, dove le Farc – gruppo di miliziani e guerriglieri – giunse ad un compromesso attraverso la mediazione degli Stati Uniti.

Guerra civile in Ecuador
L’Ecuador prossimo alla guerra civile – foto: ansa – rationalinternational.net

“Sai cos’è un accordo di pace?” – continua l’uomo – “Serve a porre fine ad uno scontro armato”. Si tratta di una strategia volta a manipolare la percezione della popolazione nei confronti delle amministrazioni governative e, in particolare, di Daniel Noboa. Un modo, questo, per trasformarlo nell’unico vero motore della violenza che ha travolto il paese. Le organizzazioni criminali se ne sono così lavate le mani, passando la palla al Presidente. E mentre i narcos si propongono implicitamente come papabili garanti della pace e della libertà, le forze armate ecuadoriane hanno arrestato più di 300 “terroristi”, ucciso cinque di loro e liberato 41 ostaggi – lo ha reso noto Jaime Vela, capo del Comando congiunto.

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