Cosa accadrà dopo Gaza

Cosa accadrà dopo la fine della guerra a Gaza? Israele è certo di sconfiggere Hamas e immagina già come governare.

Il futuro di Gaza secondo Israele, in caso di sconfitta di Hamas, è oggetto di attente considerazioni da parte del ministro della difesa Yoav Gallant. La proposta delineata da Gallant indica che Israele intende mantenere il controllo sulla sicurezza di Gaza anche dopo la sconfitta di Hamas.

Israele immagina già il "dopo guerra"
Israele fa progetti che riguardano il governo di Gaza dopo la sconfitta di Hamas. – ph. Ansafoto – Rationalinternaitonal.net

 

Contrariamente a ritiri completi dell’esercito israeliano dalla Striscia, Israele desidera mantenere la sua “libertà operativa di azione” e vigilare sulle “merce in entrata”. Nel frattempo, una task force internazionale guidata dagli USA, in collaborazione con partner europei e regionali, sarà responsabile della ricostruzione. Secondo il ministro Gallant, non ci sarà una presenza civile israeliana diretta nella Striscia di Gaza dopo il raggiungimento degli obiettivi bellici. L’amministrazione sarà affidata a un organismo palestinese non specificato, a condizione che non vi siano azioni ostili o minacce contro Israele. Tuttavia, i dettagli su quali organismi palestinesi assumeranno il controllo e quali compiti avranno rimangono poco chiari.

Quale sarà il futuro governo a Gaza

Le ipotesi riguardanti la futura governance di Gaza includono l’assegnazione ai leader locali considerati affidabili della distribuzione degli aiuti umanitari per affrontare le difficoltà della popolazione. Tuttavia, tali “leader locali” non rappresenterebbero un’entità nazionale riconosciuta e rappresentativa. L’Autorità nazionale palestinese, l’unico soggetto politico già esistente che potrebbe assicurare una certa unitarietà statale, non è stata menzionata da Gallant e ha già incontrato l’opposizione di Netanyahu.

che succederà dopo la guerra secondo Israele
Israele ha già deciso come governare Gaza – ph. Ansafoto – Rationalinternational.net

 

Il progetto prospettato dal ministro Gallant include “quattro attori”: l’esercito di Israele con compiti militari ma senza funzioni di governo, l’Egitto come portatore di beni, una task force internazionale a guida statunitense per la ricostruzione, e i comitati palestinesi locali per soddisfare le necessità della popolazione. Tuttavia, va notato che membri del governo israeliano appartenenti all’estrema destra, come il partito Sionismo Religioso, hanno esposto l’idea di ripristinare insediamenti ebraici a Gaza. Alcuni di loro hanno persino suggerito l’incoraggiamento dell’emigrazione volontaria dei palestinesi dalla Striscia, proponendo questa come una “soluzione corretta” per il conflitto.

In questo contesto, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha sottolineato la necessità di incoraggiare l’emigrazione volontaria da Gaza verso paesi disposti ad accogliere i rifugiati. Anche il ministro Amichai Eliahu del partito Potere Ebraico ha sostenuto in diretta radiofonica che i palestinesi dovrebbero essere “incoraggiati ad abbandonare Gaza”. Queste voci riflettono la diversità di opinioni all’interno del governo israeliano sulla gestione futura di Gaza dopo la sconfitta di Hamas. Tutto sempre a patto che Israele riesca farlo e che dopo la guerra resti ancora un territorio da guidare.

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