Israele costretta a trattare con Hamas

Israele ribadisce le sue posizioni. Hamas non è da meno. Sinwar rifiuta l’accordo di Parigi e propone una controfferta.

Prevedibilmente, Hamas non ha risposto alla prima proposta proveniente da Egitto, Qatar e Francia. Il leader del movimento estremista islamico ha qualcosa in comune con il rivale israeliano: entrambi non rinunciano ai propri obiettivi. Ciò significa che il conflitto israelopalestinese perdurerà fino al completo annientamento di una o dell’altra fazione. L’unica via d’uscita risiederebbe in un intervento concreto della comunità internazionale o, per lo meno, l’interruzione dei finanziamenti Usa a favore dello Stato ebraico. E mentre Bibi ribadisce la necessita di distruggere il partito palestinese rivale, Sinwar sottolinea che il suo gruppo di miliziani non cesserà la rivolta fino a quando le Idf non lasceranno il territorio palestinese.

Hamas mette alle strette Bibi
Hamas rifiuta l’accordo di Parigi – foto: ansa – rationalinternational.net

In merito allo scambio di ostaggi, il leader di Hamas ha rifiutato il rapporto 3 a 1 – 30 palestinesi per un ostaggio israeliano. Egli, di fatto, è intenzionato a proporre una controfferta che implichi la liberazione di un numero molto più sostanzioso di prigionieri. Sono 136 i connazionali trattenuti dalla morsa terroristica e i loro famigliari, nonostante le ripetute manifestazioni, non vengono ascoltati dall’amministrazione governativa fino in fondo. In pochi parlano di loro, mentre i leader ribadiscono l’importanza dell’occupazione israeliana della Striscia di Gaza. In particolare, le parole del Ministro per la Sicurezza e leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere ebraico) hanno indispettito ulteriormente i miliziani di Hamas e i loro alleati.

Nessun passo indietro

Itamar Ben-Gvir è leader del partito Otzma Yehudit – letteralmente “potere ebraico” – già il nome con il quale il gruppo è stato battezzato la dice lunga sulle politiche che il Ministro vorrebbe applicare. Il concetto secondo cui la guerra a Gaza sia legittima è stato ampiamente rivendicato dalla coalizione che sostiene Benjamin Netanyahu. Ora Ben-Gvir ha ribadito una strategia agghiacciante – esplicata già all’alba del 2024 – la quale presupporrebbe il ricollocamento dei palestinesi e la loro migrazione oltre i confini della Striscia di Gaza, definendola come “la vera soluzione umanitaria”.

Bibi l'ennesima figura
Gli esponenti della coalizione israeliana fanno un passo troppo lungo – foto: ansa – rationalinternational.net

E’ grottesco pensare che nel 1948 le Nazioni Unite promossero la formazione dello Stato Israeliano proprio per donare una Nazione ad un popolo che per secoli aveva subito continui “ricollocamenti” e persecuzioni. Sembra tuttavia che le vittime abbiano imparato la lezione dai loro carnefici ed abbiano deciso di passare “al lato oscuro della forza”. Ad onor del vero, è oltremodo giusto sottolineare che molti degli esponenti dell’opposizione del governo israeliano si siano dissociati dalle dichiarazioni di Ben-Gvir. Benny Gantz ad esempio, leader centrista e membro del gabinetto di guerra, ha invitato Netanyahu a richiamare all’ordine il suo braccio destro, soprattutto in merito alle dichiarazioni su Joe Biden, le quali minano l’asse Washington-Tel Aviv.

Il Ministro per la Sicurezza ha sostenuto che una possibile vittoria di Donald Trump gioverebbe ad Israele, ancor più di quanto ha giovato l’alleanza con il democratico statunitense. Bibi è intervenuto, dando un po’ ragione e un po’ torto a Ben-Gvir: “Apprezziamo profondamente il sostegno che abbiamo ricevuto dall’amministrazione Biden” – ha premesso – “Prenderemo le nostre decisioni da soli”. Tirare le orecchie ad uno dei massimi esponenti della sua coalizione rappresentava forse un passo troppo azzardato? Fatto sta che, di fronte alle dichiarazioni del brillante Ministro, il fuoco che arde nel cuore dei terroristi non ha fatto altro che alimentarsi ulteriormente. L’odio manifestato dalla coalizione governativa dello Stato ebraico rappresenta ossigeno puro per i miliziani di Hamas. La pace è ancora lontana.

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