Harvard, è proibito criticare Israele

La presidente dell’università di Harvard Claudine May è stata costretta a dare le dimissioni, accusata di antisemitismo da un donatore privato.

Alla fine la prima presidente nera di Harvard, la politologa Claudine May, di origine haitiana, ha ceduto alle pressioni, sia interne che esterne all’università. Aveva condannato in modo ritenuto troppo debole l’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele, ed è stata bersagliata in particolare dalle critiche di William Albert Ackman, gestore di hedge fund, uno dei più potenti laureati del college. Ackman è un miliardario di origine ebraica, askhenazita, un potente magnate della finanza con un milione di follower sui social. Un uomo in grado di donare decine di milioni di dollari alla sua università, senza nascondere le proprie critiche alla gestione.

Antisemitismo e plagio, bocciata la rettrice di Harvard
L’ex rettrice di Harvard Claudine May, politologa – rationalinternational.net Ansafoto

Ci sono anche altri donatori, come Kenneth Griffin, che agiscono soltanto dietro le quinte. E senza finanziatori privati, un’accademia non può eccellere. I finanziamenti pubblici, infatti, non possono bastare in un sistema basato sulla competizione. Un’altra accusa, sollevata con energia negli ultimi giorni, riguarda il plagio. La rettrice Claudine May non avrebbe usato le virgolette nei suoi testi almeno 40 volte, pur riprendendo frasi di altri autori. Avrebbe copiato, secondo un professore del Kentucky che l’ha messa nel mirino e presentato un dossier.

Antisemita per il finanziere, plagiaria per il professore

L’ostacolo principale, però, è la questione ebraica. Dopo il 7 ottobre e la reazione di Israele, alcuni studenti di Harvard hanno contestato pesantemente la strage degli abitanti della Striscia di Gaza. E sono arrivati a invocare il genocidio degli ebrei. Precisamente, più di 30 gruppi di studenti di Harvard hanno pubblicato sui social una lettera aperta che ha dato scandalo. Infatti, gli studenti hanno condannato l’attacco di Hamas ai civili israeliani, tuttavia contestualizzandolo, senza giustificarlo, nei 15 anni di repressione subita dagli abitanti di Gaza.

Antisemitismo e plagio, bocciata la rettrice di Harvard
William A. Ackman, uno dei principali finanziatori di Harvard – rationalinternational.net Ansafoto

Alcune organizzazioni ebraiche hanno reagito aspramente. La lettera non era firmata dai nomi degli studenti, eppure qualche giorno dopo, sono stati recuperati i dati personali e pubblicati on line nomi e cognomi. E’ stato deciso di punire solennemente quegli studenti, al punto che un gruppo di dirigenti di Wall Street ha chiesto di non assumerli. Non solo. All’ingresso dell’università è stato collocato un camion con un cartellone pubblicitario digitale, che ha mostrato i nomi e le foto dei firmatari della lettera, sotto il titolo “I principali antisemiti di Harvard”.

Studenti messi alla gogna dagli uomini di Wall Street

Non è la prima volta che gli studenti universitari americani si trovano a lottare duramente per la libertà di espressione. Il politicamente corretto impone forme di rispetto delle posizioni altrui che non tutti accettano, nell’ambito di una lotta per i diritti. Chi ha un’appartenenza etnica, linguistica o politica, o si è distinto per una presa di posizione culturale, spesso rischia di subire contestazioni che vanno oltre la sua stessa persona, poiché viene bersagliato come un simbolo. E’ il caso di molti relatori, che negli Stati Uniti hanno dovuto rinunciare a tenere una conferenza, colpiti da feroci critiche basate sul rispetto dei diritti. L’estremismo più intollerante a volte sembra dominare la scena.

Antisemitismo e plagio, bocciata la rettrice di Harvard
Carri armati israeliani schierati al confine con la Striscia di Gaza – rationalinternational.net Ansafoto

La guerra in Medio Oriente ha scatenato passioni viscerali, fino a mettere in crisi il mondo accademico statunitense. Il conflitto tra la libertà di espressione e la correttezza etica e politica rimane pericolosamente irrisolto. In ambito politico, il partito repubblicano ha preso l’iniziativa, convocando in una seduta del Congresso tre donne presidenti di università. Il 5 dicembre si sono presentate davanti ai deputati Claudine May per Harvard, M. Elizabeth Magill per l’università della Pennsylvania e Sally Kornbluth della M.I.T., Massachusetts Institut of Technology.

Riparte la guerra dei repubblicani contro gli intellettuali

Il motivo della convocazione è stata la veemenza delle proteste contro Israele, che i campus dovevano contenere. I repubblicani hanno sfruttato l’opportunità di mettere in croce delle importanti esponenti della cultura democratica. La battaglia di Donald Trump contro le università è diventata infatti un segno distintivo, per chi voleva contrastare da destra i valori dominanti. E si è rivelata un’arma, di nuovo, molto forte, rivelando nello stesso tempo la fragilità e la crisi culturale del sistema istituzionale statunitense.

Antisemitismo e plagio, bocciata la rettrice di Harvard
Appena eletto, Donald Trump disse di preferire chi non ha studiato – rationalinternational.net Ansafoto

Alla domanda della repubblicana Elise Stefanick se gli studenti che invocavano il genocidio degli ebrei violassero le norme della loro università, Claudine May, come le colleghe, ha risposto soltanto che dipendev dal contesto. Per Claudine May, che pure è una politologa, quelle frasi non rappresentavano un’effettiva minaccia verso gli ebrei, perché non erano accompagnate da pratiche e comportamenti aggressivi. Incredibilmente, donne di notevole cultura sono arrivate del tutto impreparate a un appuntamento così importante, e hanno dato risposte laconiche su un argomento come l’antisemitismo, come se non sapessero del peso di ogni loro parola.

Tre donne costrette a fare un passo indietro

Due presidenti, Magill e Kornbluth, si sono dimesse pochi giorni dopo. May invece è stata sostenuta da una lettera firmata da 700 insegnanti e in un primo momento la Harvard Corporation, organo direttivo, l’ha confermata. Gli attacchi contro di lei però sono proseguiti. La stessa May ha lamentato veementi accuse razziste. Ha deciso di dimettersi dopo un’altra riunione della Harvard Corporation, nella quale ha prevalso la volontà di salvaguardare l’istituzione come comunità. L’ex rettrice, sostituita ad interim da Alan M. Garber, un economista, rimane nel suo ruolo di professore. Lascia dopo sei mesi. Era entrata in carica dopo che la Corte Suprema aveva punito Harvard per la discriminazione etnica degli studenti asiatici.

Antisemitismo e plagio, bocciata la rettrice di Harvard
Proteste contro la discriminazione a Harvard l’anno scorso – rationalinternational.net Ansafoto

Nelle ultime settimane, la presidente di Harvard è stata colpita da altre critiche. Si è parlato di plagio da lei compiuto in alcuni suoi testi. E’ stata inoltre ritenuta responsabile di un calo delle preiscrizioni all’ateneo. Le accuse mosse dai donatori privati, in un’università che vale 50 miliardi di dollari ed è considerata la più prestigiosa del mondo, sono state però determinanti. Negli ultimi anni, è stato notato, l’ateneo ha ricevuto minori donazioni, superato da Stanford. Harvard ha forse dimostrato troppo estremismo, per i suoi finanziatori privati. Certo, l’accademia non ha saputo esprimere la sintesi degli interessi e dei valori che rappresenta.

 

 

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