Freddo e fame a Gaza

Migliaia di sfollati vagano per una terra desolata, lacerata dai carri armati e rasa al suolo dalle bombe. Fame e freddo per i suoi abitanti.

Lamenti di sofferenza albergano nella Striscia di Gaza. Mentre il resto del mondo attendeva l’arrivo del Natale, i civili palestinesi – imprigionati nella loro stessa terra – tremavano, consapevoli dell’imminente sopraggiungere dell’ennesimo raid aereo. Nessuna slitta o renna, solo velivoli militari pronti a sganciare bombe sui loro volti angosciati. Interi nuclei famigliari si sono spenti tra il 24 e il 25 dicembre, giorni nei quali – invece di ridimensionare l’intensità delle operazioni militari – l’ottuso Bibi ha scelto invece di incrementarne la potenza. Un regalo con i controfiocchi.

Fame a Gaza
I rifugiati hanno fame – foto: ansa – rationalinternational.net

In questo si riduce la quotidianità di uomini, donne e bambini che, dal mese di ottobre, lottano e danzano tutti i giorni con la morte. Il bilancio delle vittime sale a 20.400 – esclusi i morti degli ultimi due giorni – di cui gran parte sono minori. La guerra contro l’organizzazione terroristica di Hamas ha implicato la neutralizzazione di qualche decina, forse centinaia, di miliziani – effettivamente responsabili dell’attentato del 7 ottobre – e l’annientamento di innocenti estranei ai giochi di potere tra i due Stati. Il risultato, questo, di un confronto se si fonda su vecchie ideologie e che rifiuta l’umanità e fragilità di coloro che ne subiscono le disastrose conseguenze.

Hanno fame e tremano

“La gente di Gaza non ha mai sofferto la fame prima di questa guerra” – ha spiegato Philippe Lazzarini, capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi – “il Programma alimentare avverte una carestia incombente”. L’80% dei civili ha lasciato le proprie dimore diroccate, per trasferirsi in campi profughi sovraffollati e privi delle risorse umanitarie necessarie per la sopravvivenza. L’acqua potabile scarseggia, così come il cibo. Centinaia di sfollati si sono ammassati dietro delle sbarre in metallo con una pentola in mano, nel tentativo di garantire un pasto caldo ai propri cari.

Sfollati a Gaza
Gli sfollati lasciano le loro case – foto: ansa – rationalinternational.net

“La nostra vita è molto tragica” – ha raccontato un sopravvissuto“Il freddo pungente si avvicina – non ci sono altri vestiti da far indossare ai bambini”. L’esercito israeliano ha costretto le famiglie a migrare repentinamente a sud della Striscia, per cui molti di loro non hanno fatto in tempo a fare i bagagli. Possibilità che avrebbe permesso loro di accumulare il necessario per superare la stagione invernale. “Vivevamo onorevolmente nelle nostre case, ma oggi siamo umiliati, viviamo per strada”. Le stabili e calde mura domestiche hanno lasciato spazio alle modeste tende di nylon, così come la quiete e la serenità sono sparite in favore del terrore e dell’angoscia.

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