Ucraini estradati e costretti a combattere

Fallita e senza più aiuti militari dall’Occidente, l’Ucraina progetta una soluzione clamorosa: estradare gli emigrati per mandarli al fronte.

Che cosa è mai rimasto dell’Ucraina? Tecnicamente è uno Stato fallito, che per sopravvivere economicamente dipende del tutto dagli aiuti degli alleati. E i Paesi vicini non sono tutti animati da grande generosità, anzi potrebbero rivendicare territori concessi a Kiev in passato. Ci sono infatti minoranze linguistiche polacche e ungheresi, zone di confine ambite anche dalla Romania. La crisi demografica è assai grave, anche e non solo per effetto della guerra. Il Paese, di conseguenza, potrebbe essere vistosamente ridimensionato.

Ucraini estradati e costretti a combattere
A Kiev appare un albero di Natale fatto con cartucce di missili – rationalinternational.net Ansafoto

Un Paese fantasma, ecco che cosa sta diventando l’Ucraina, in balia di bande, oligarchi e gruppi di potere, con una presenza rilevante di estremisti di destra. Nel Parlamento di Kiev è stata discussa una proposta da brivido: sequestrare i beni dei cittadini emigrati e considerati disertori, a meno che non tornino in patria per arruolarsi e andare a combattere contro la Russia. Ovvero contro un esercito molto più efficiente, che da vent’anni vince tutte le guerre, dalla Cecenia, alla Georgia, alla Siria e alla Libia.

In vista un provvedimento eccezionale

Nessuna meraviglia che alcune centinaia di migliaia di uomini abbiano lasciato il loro Paese per non morire in guerra. Se la coscrizione forzata dei rifugiati all’estero, con sequestro dei beni, diventerà procedura di legge, Kiev farà vistosamente eccezione in Europa. In Germania, Francia, Italia e altri Paesi di coscrizione ormai non si parla più da anni.

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Un drone si è schiantato su un appartamento di Kiev – rationalinternational.net Ansofoto

L’Estonia tuttavia sarebbe pronta ad acconsentire alla volontà di Kiev, da quanto ha riportato The Guardian. Le dichiarazioni del ministro degli Interni Lauri Läänemets ai microfoni di Err sono favorevoli. L’Ucraina non ha presentato richieste formali, in mancanza di una legge in materia, però l’Estonia potrebbe estradare gli interessati, dal momento che lavorano e sono regolarmente residenti. Già nel recente passato Tallin ha fornito a Kiev informazioni sui rifugiati.

Lettere disperate dal ministero della Difesa

Per il momento il ministro della Difesa Rustem Umerov, miliardario crimeano, ha potuto soltanto spedire ai cittadini rifugiati all’estero degli inviti a presentarsi ai centri di reclutamento. E in Estonia gli uomini arruolabili sono solo 7.500. Mancano soldati, non solo armi e munizioni. L’amara verità è che solo chi non ha potuto scappare all’estero o corrompere il centro di reclutamento si è ritrovato al fronte. Certo, oltre ai volontari e a tutti coloro che per orgoglio patriottico hanno seguito i primi appelli del presidente Volodymyr Zelensky. Ora i soldati volontari sono una rarità.

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Un soldato ucraino prepara i razzi da lanciare con un lanciarazzi multiplo a Donetsk – rationalinternational.net Ansafoto

La guerra, poi, ha mostrato il suo vero volto, orrendo e insensato. Prevale la forza organizzata, non il semplice valore e nemmeno il residuo entusiasmo di un popolo ormai mediamente povero. Dunque, i soldati latitano e le donne volontarie non possono bastare. Zelensky ipotizza la riduzione dell’età di leva da 27 a 25 anni. I generali, però, vogliono disporre di soldati ben addestrati, formati e capaci, non di carne da cannone da mandare al massacro.

 

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