La Germania ha rischiato il buio

Quanto la guerra possa stravolgere il senso delle cose, persino andando contro i propri interessi, lo si è visto nel caso di Gazprom Germania.

Si è sempre detto che era nell’interesse della Russia vendere il proprio gas. E’ un bene che vale più di riserva aurea, perché gli Stati vicini a una dipendenza di lungo periodo. La Germania, così industrializzata grazie alle proprie materie prime e alla propria tecnologia, era un cliente ideale. Per una volta, i rapporti commerciali si inserivano negli inevitabili rapporti fra Paesi confinanti con una naturalezza che sembrava prossima alla simbiosi.

La Germania ha rischiato il buio
Il cancelliere Olaf Scholz, perplesso, per qualche giorno non ha saputo che pesci pigliare – rationalinternational.net Ansafoto

Gli stessi contratti di fornitura di lunga durata, trentennale, potevano essere considerati come la traduzione commerciale di una relazione dettata dalla reciproca convenienza. La guerra però riesce a far immaginare un mondo astratto completamente diverso. Come se i dati di fatto più evidenti e consolidati, tutti i rapporti umani, politici ed economici, possano cambiare rapidamente. La giustificazione data dalla strategia bellica sarà sempre sufficiente, come per magia.

Come la Germania ha scoperto la propria fragilità

Di conseguenza, il Cremlino, durante la guerra d’Ucraina, ha trasformato il gas in un’arma. Sarebbe stato sufficiente togliere improvvisamente la fornitura alle aziende tedesche per gettare nel caos un intero Paese. Nulla di più conveniente, perché Berlino è tra i maggiori fornitori di armi all’Ucraina. Perché mai, dunque, concedere le proprie risorse naturali a un nemico?

La Germania ha rischiato il buio
Vladimir Putin e il suo ex collega del Kgb Alexey Miller, ai vertici di Gazprom – rationalinternational.net Ansafoto

Il piano del Cremlino era semplice, degno di un’operazione unilaterale, di puro potere, che non sente nemmeno il bisogno di dare spiegazioni. All’interno di Gazprom Germania, filiale tedesca della casa madre Gazprom, la Russia ha collocato un uomo di paglia, totalmente obbediente agli ordini. Facile per Putin, che dal 2001 ha messo ai vertici di Gazprom il suo ex collega del Kgb Alexei Miller, ora vicepresidente del cda. Il quotidiano Handelsblatt ha ricostruito passo per passo la vicenda, che ha rappresentato una fase di grave imbarazzo per il governo Scholz nella primavera del 2022, poco dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Il governo ha dovuto risolvere l’emergenza in pochi giorni

Berlino ha beneficiato del volontario aiuto di due dissidenti, definiti come manager russi, che hanno informato il governo tedesco, facendo così fallire il piano. L’esecutivo di Berlino ha, grazie a loro, potuto prendere i provvedimenti del caso, pur dopo giorni di drammatico confronto all’interno dell’esecutivo, con una momentanea spaccatura, tra chi voleva avvertire Mosca, chiedendo un aiuto che non sarebbe arrivato, e chi voleva nazionalizzare. Hanno prevalso i secondi. In un primo momento quindi è stata disposta l’amministrazione fiduciaria, e in un secondo momento la nazionalizzazione. Non era mai successo in precedenza ed è rimasto un caso unico.

La Germania ha rischiato il buio
A Lubmin, in Germania, la centrale del gas sarà forse riconvertita a idrogeno – rationalinternational.net Ansafoto

Handelsblatt riferisce che la direzione di Gazprom Germania il 30 marzo 2022 riceve l’ordine di incontrare cinque emissari russi nella sala dell’Hotel Riz Carlton di Berlino. E’ dalla loro viva voce, e non diversamente, nemmeno per iscritto, che i dirigenti della filiale tedesca apprendono che la proprietà è mutata. Le quote ora appartengono alla società Jsc Palmary. L’effetto immediato è che Gazprom Germania ha perduto ogni diritto di gestire il gas, e quindi deve interromperne l’erogazione. Le forniture finirebbero da un momento all’altro, al dichiarato scopo di impedire alla Germania di dare aiuto militare all’Ucraina.

Parte del governo si sarebbe ancora affidata a Putin

Il piano del Cremlino contiene un’ingenuità, come rileva il quotidiano tedesco. Infatti, la modifica nell’assetto proprietario devono essere comunicate per tempo ai clienti, come asserisce il contratto, in regola con il diritto internazionale. La Russia ha preferito violare le regole, dando quasi tutte le quote di Gazprom Germania a una società di comodo, la quale avrebbe potuto interrompere le forniture, anche contro i propri interessi. L’esecutivo del cancelliere Olaf Scholz ha potuto intervenire in tempo, sequestrando di fatto Gazprom Germania.

La Germania ha rischiato il buio
Infrastrutture del gas ovunque, a marchiare la dipendenza di uno Stato – rationalinternational.net Ansafoto

Resta il dato di fatto, come nota Handelsblatt, che Berlino si è trovata a pagare il conto di un errore strategico, ovvero la dipendenza dalla Russia. L’indipendenza energetica non è stata in passato un obiettivo prioritario per la Germania, che ha preferito legarsi alla Russia e, oltretutto, alla Cina. Si tratta di un’oggettiva debolezza, che può costare molto caro a qualunque governo berlinese. Pechino, ora, ha in mano le chiavi di altre forniture di gas, con la possibilità quindi di recare un danno enorme all’intero Paese, paralizzandolo.

L’economia tedesca è ancora esposta al crac improvviso

Negli anni precedenti l’invasione dell’Ucraina, c’erano stati già alcuni problemi nelle forniture russe, in particolare il mancato riempimento degli stoccaggi di gas. Ogni volta il presidente russo Vladimir Putin interveniva in modo rassicurante, per dire che anche gli stoccaggi russi momentaneamente erano vuoti: una circostanza del tutto passeggera, un problema temporaneo cui si sarebbe rimediato rapidamente.

Ora comunque il problema, per la Germania, si ripropone, senza dimenticare che in maggioranza ci sono i Verdi. E’ il partito più trascurato e penalizzato, all’interno dell’ampia coalizione che è riuscita a battere le destre, dalle moderate alle estreme. Gli ecologisti tedeschi hanno chiesto la definitiva chiusura delle centrali nucleari. Ora, però, il problema si ripropone: come diventare indipendenti dal mercato energetico internazionale? Le esigenze dei consumi della popolazione e delle aziende costringono, dunque, la Germania a ricominciare da capo. In Europa c’è uno Stato, il più importante per importanza economica, che ha un problema esistenziale. La soluzione? Le rinnovabili, ma con progetti possibilmente europei. Uno dei principali è francese, e riguarda la centrale del gas di Lubmin, che dal 2029 dovrebbe funzionare a idrogeno. Ed è solo un tratto del cammino ancora da compiere.

 

 

 

 

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