Israele non può scherzare con l’ONU

Le dichiarazioni della relatrice delle Nazioni Unite sottolineano una forte tensione tra Israele ed ONU. Israele racconterebbe “fandonie”. 

Dopo i pochi giorni di tregua per la liberazione degli ostaggi, riprende la guerra in Israele e Palestina. Dopo nemmeno 24 ore dalla fine della tregua sono già centinaia le persone uccise dai bombardamenti. Questo conflitto, quindi, continua a scuotere il Medio Oriente e le conseguenze umanitarie sono e continuano ad essere gravissime.

il conflitto tra Israele e Palestina riprende
A poche ore dalla fine della tregua riprendono i bombardamenti – ph Ansafoto

 

In questo contesto così delicato e critico, la relatrice speciale dell’ONU per la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi, Francesca Albanese, ha espresso la sua preoccupazione e ha delineato una visione chiara sulla necessità di porre fine all’occupazione militare israeliana. Albanese è una giurista specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Ed è dal 2022 che è relatrice speciale delle Nazioni Unite.

Le dichiarazioni di Francesca Albanese

Al centro delle sue dichiarazioni, Francesca Albanese sottolinea l’urgente bisogno di un’operazione di peacekeeping tra israeliani e palestinesi, riaffermando che l’occupazione militare in corso da oltre 56 anni costituisce di fatto un apartheid, una vera e propria segregazione razziale. Albanese considera la tregua basata sul rilascio degli ostaggi come una pausa temporanea che però non porterebbe da nessuna parte. E ciò è stato dimostrato dal fatto che non appena finita la tregua i bombardamenti sono stati subito ripresi ed hanno già fatto centinaia di vittime.

i bombardamenti riprendono
Centinaia di morti a poche ore dalla fine della tregua – ph. Ansafoto

 

Inoltre, Francesca Albanese critica la continuità dell’occupazione illegale da parte di Israele, sottolineando come la costruzione delle colonie nel territorio palestinese occupato rappresenti una violazione gravissima del diritto internazionale. L’ulteriore finanziamento delle colonie da parte di Israele è interpretato come un segnale incoerente rispetto alla ricerca di una soluzione pacifica. La relatrice ONU richiama l’attenzione sulle condizioni preesistenti nel territorio palestinese occupato, caratterizzate da una violenza marcata e strutturale da parte di soldati e coloni israeliani. Albanese enfatizza che l’occupazione di lunga data ha generato un contesto oppressivo, senza ignorare che anche le azioni criminali commesse dai palestinesi vanno condannate.

Il fallimento dell’ONU

Francesca Albanese evidenzia il ruolo cruciale delle Nazioni Unite in questo contesto, sottolineando però come la crisi attuale rappresenti una sconfitta per l’organizzazione. Il fallimento della comunità internazionale nel guidare israeliani e palestinesi verso la pace è riconducibile, secondo la relatrice, all’insufficiente attenzione alle istanze palestinesi e alla mancanza di misure concrete politiche, diplomatiche ed economiche. La relatrice ONU pone l’accento sulla drammaticità del momento, evidenziando il pesante tributo di vite umane e la devastazione in corso.

Francesca Albanese contro le false accuse su di lei
In un’intervista Francesca Albanese risponde alle false accuse sul suo conto – ph Ansafoto

 

L’alto numero di vittime palestinesi, in particolare bambini, e la mancanza di una risposta efficace da parte della comunità internazionale costituiscono un triste capitolo nella storia del conflitto israelo-palestinese. Come anticipato, la proposta di un’operazione di peacekeeping, che possa facilitare la de-militarizzazione del territorio palestinese occupato, emerge come una delle vie d’uscita suggerite dalla relatrice. Questo approccio, secondo Albanese, potrebbe neutralizzare le minacce di Hamas e promuovere il ritiro delle truppe israeliane.

Le critiche alla relatrice dell’ONU

Infine, Albanese denuncia accuse infondate contro di lei. La relatrice sottolinea che il suo mandato è quello di monitorare le violazioni del diritto internazionale in Palestina. È perciò evidente che la sua voce risulti una critica alle azioni di Israele. Le critiche mosse contro di lei sono una sorta di “character assassination” come lei stessa afferma. Ciò significa diffondere false accuse con l’intento di distruggere la reputazione di una persona per renderla non credibile. Accuse che Albanese ha respinto.

Altre critiche riguardano un presunto conflitto di interessi e il coinvolgimento finanziario del marito da parte dell’Autorità Palestinese. Tuttavia, la relatrice spiega che quando lei e suo marito vivevano in Palestina, quest’ultimo lavorava con le Nazioni Unite e forniva assistenza tecnica all’Autorità Palestinese, su mandato dell’ONU. Smentisce quindi l’accusa di conflitto di interessi. Inoltre, recentemente, UN Watch ha avanzato l’ipotesi che la relatrice sia stata pagata da una presunta “lobby palestinese”. Albanese respinge anche questa affermazione. Specifica che il viaggio è stato finanziato dalle Nazioni Unite attraverso un budget specifico non utilizzabile per spese personali in Palestina. Insomma tutte “fandonie”, come lei stessa sottolinea.

In sintesi, le parole di Francesca Albanese riflettono la complessità della situazione attuale. Evidenziando la necessità di azioni concrete per porre fine all’occupazione militare e promuovere una soluzione pacifica nel conflitto israelo-palestinese. La sconfitta dell’ONU nel gestire questa crisi sottolinea l’urgenza di un impegno globale per affrontare questa sfida umanitaria di proporzioni storiche.

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