Un teatro vuoto ed un suicidio

Forse un giorno sapremo meglio la storia sulla responsabile pubbliche relazioni di un festival che si è ucciso, constatato il teatro vuoto.

Un teatro vuoto e un uomo che decide di farla finita, Questa, in un tratto, la storia raccontata ad una sola voce dalla stampa. Una vicenda malinconica, che si porta dietro il senso dell’onore di altri tempi, l’inventario desolante della solitudine, la crudeltà del presente dove l’uomo si sarebbe trovato accerchiato da commenti malevoli su un teatro desolatamente vuoto. Comunicati stampa intempestivi, passaggi a vuoto nella divulgazione dell’evento. I primi giorni che passano con un programma che sembra immaginario. La serata d’apertura del festival sarebbe andata così male da far andare male tutto, dopo. Si è parlato di lui come di un impresario, altrove era il responsabile delle pubbliche relazioni. Si conosce il suo nome, l’età.

teatro vuoto omicidio
Un teatro vuoto ed un suicidio-Rationalinternational.it

 

E il gesto, che avrebbe avuto un’indubitabile spiegazione in poche righe. Una storia che parla un linguaggio novecentesco, ben intuita nel suo mostrare l’eterno presente della cattiveria gratuita, quella che avrebbe accompagnato gli ultimi giorni dell’uomo. Commenti pubblici, da qualche parte visibili e quindi letti, di pubblico dominio. Un’ondata di discredito, gelida e pervasiva che avrebbe spinto l’uomo all’angolo, e convincerlo che non c’era altra scelta.

Una storia incompleta

E tuttavia qualcosa non torna, in questa storia riportata di giornale in giornale allo stesso modo, uno la copia dell’altro, senza un particolare in più che emerga da qualche parte.

Cosa è successo in teatro
La follia dopo il teatro vuoto-Rationalinternational.it

 

Una testimonianza diretta, l’ultimo incontro, le parole dette. Nulla. Ma manca il nesso in questa storia, il tratto convincente, il punto di non ritorno che avrebbe porta l’uomo a scegliere il suo epilogo. L’incidente dei primi giorni sembrava rimarginato e messo a margine nelle sere successive, dove il teatro era meno che la desolante rappresentazione di un fallimento. Si rimane allora senza parole, nel luogo dove la parola è tutto, nel constatare come manchi sempre meno di nulla per portarci all’addio, involontario o voluto. Non sappiamo se delle poltrone vuote abbiano davvero deciso sul destino si un uomo.

Ma vediamo la solita semplificazione sempre lì in prima fila per tenere il gioco al sensazionalismo provinciale che ha fatto di un disguido organizzativo uno scandalo. E se queste stilettate hanno davvero ferito a morte un uomo, una narrazione nello stesso segno non rende onore a nessuno. Per primi ai cornisti, che privi di strie degne di questo nome, sollevano loro la polvere e si compiacciono nel raccontare la piccola tempesta. Dopo e privi di onore vedi ancora loro, nel raccontare scarnamente l’epilogo, senza un mea culpa da parte di chi ha dato il colpo per il gusto di vedere le tessere cadere una sull’altra. E solo perché non avevano altro da fare.

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