L’Iran cerca vendetta

Un terzo attentato colpisce gli alleati di Hamas. Benché l’origine dell’esplosione risulti attualmente ignota, l’Iran sa bene a chi rivolgersi.

Il 25 dicembre ha perso la vita il generale dei pasdaran iraniani, Reza Mousavi, mentre martedì 2 gennaio un raid israeliano ha colpito la periferia sud di Beirut, ove risiedeva il numero due di Hamas, Saleh al-Arouri. Ora tocca a Teheran divenire location di due misteriose esplosioni, consumate nel cuore pulsante della commemorazione per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, in seguito all’attentato statunitense del 3 gennaio 2020 all’aeroporto internazionale di Baghdad.

Houthi pronti a combattere contro Israele
Gli Houthi yemeniti pronti a combattere contro Israele – foto: ansa – rationalinternational.net

L’attentato, libero da qualsiasi rivendicazione, si aggiunge tuttavia alle innumerevoli aggressioni avvenute oltre il confine della Striscia di Gaza. Le vittime del sopruso sanno bene a chi rivolgersi e proprio a loro hanno dedicato un pensiero. Un monito, divenuto minaccia, per due nazioni che attualmente si vedono coinvolte nell’ennesima crisi geopolitica mediorientale. Usa e Israele sono così finiti nel mirino dell’Iran, degli esponenti di Hezbollah in Libano e dei ribelli Houthi nello Yemen. Se in un primo momento suddette organizzazioni hanno prestato un supporto militare limitato alla causa palestinese, quanto accaduto potrebbe spingerli inevitabilmente contro il fronte nemico. Il pericolo di un’escalation si fa sempre più concreto.

L’Iran tuona contro Israele

Il governo iraniano denuncia la morte di 103 civili, cifra che si aggiunge ai 210 feriti. Sono esplose, di fatto, due bombe durante la commemorazione in onore di Soleimani: una a pochi metri dal mausoleo a lui dedicato ed una seconda in prossimità del percorso stabilito per i pellegrini. Il cimitero di Kerman è stato preso d’assalto dalla massa di sostenitori dell’operato del generale. Ognuno di loro dunque ha incontrato l’incontenibile fuoco degli ordigni.

Esplosione a Kernan
Kernan, due ordigni esplodono durante la commemorazione di Soleimani – foto: ansa – rationalinternational.net

Nessuno ha rivendicato l’attentato. Per il momento sono due le ipotesi dedotte dalle autorità: è possibile che si sia trattato di bombe azionate a distanza sì, ma anche di bombole a gas malfunzionanti. Il governo però non ha dubbi. “Sono mercenari di potenze arroganti” – tuona il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Ejei – “saranno certamente puniti”. Dichiarazioni che seguono le affermazioni infuocate del vicepresidente Mohammad Mokhber: “Le mani del regime sionista hanno versato il sangue di cittadini innocenti.

E mentre i principali esponenti iraniani si riferiscono in generale alle potenze occidentali, in particolar modo ad Israele, i ribelli yemeniti Houthi esprimono una minaccia più specifica: “Gli Usa e Israele falliranno nei loro tentativi di creare insicurezza e stabilità all’Iran”. I diretti interessati hanno categoricamente rifiutato le accuse, difendendo a spada tratta la propria estraneità ai fatti. Nondimeno, è certo che – chiunque sia il fautore dell’aggressione – lo scopo motore risiede evidentemente nello spingere l’Iran in guerra, decretando ufficialmente la crisi mediorientale e la conseguente estensione del conflitto israelo-palestinese consumato nei confini della Striscia di Gaza.

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