Dopo 14 mila civili Bibì cambia idea

L’attacco terroristico dello scorso 7 ottobre ha acceso la miccia, oltre che consegnare ad Israele una valida scusa per esplodere.

Le tensioni israelopalestinesi non rappresentano certo una novità. I residenti originari hanno sempre percepito i vicini ebrei come degli sconsiderati invasori, benedetti dalle principali potenze occidentali. La comunità internazionale ha sostenuto la formazione di due stati, costringendo due popoli in eterna lotta alla convivenza geopolitica. Ed è così che i cittadini mediorientali hanno sviluppato naturalmente un rifiuto innato nei confronti degli israeliani, un sentimento comune sul quale Hamas ha fondato il principio cardine del proprio partito. Il 7 ottobre abbiamo assistito all’ennesimo attacco terroristico di matrice islamica, una tragedia che – in realtà – ha fornito a Netanyahu la scusa perfetta per reagire.

Netanyahu vuole la guerra
Netanyahu non riesce a fare a meno della guerra – foto: ansa – rationalinternational.net

In un primo momento l’Occidente non ha potuto fare altro che sostenere la causa. Dopodiché le intenzioni del Primo Ministro si sono manifestate chiaramente sul campo di battaglia. Benjamin Netanyahu ha proclamato lo stato di guerra, non accadeva dal 1973 ed effettivamente quella che doveva essere una lotta contro il terrorismo, è divenuta ben presto una guerra contro la popolazione palestinese. Più di mille vittime israeliane contro oltre 15.000 corpi senza vita, abbandonati tra le rovine della città di Gaza. La distruzione della Striscia non basta a soddisfare le ambizioni del leader. Egli minaccia di estendere la caccia alle streghe altrove.

Caccia ai terroristi

Benjamin Netanyahu ha palesato la sua intenzione di estendere la caccia alle streghe – o meglio la caccia ai terroristioltre il confine stabilito dalla Striscia di Gaza. Oppositori politici – che hanno stabilito la propria base operativa in Qatar, ma anche in Turchia, Libano e Yemen – potrebbero subire ben presto la furia del Primo Ministro israeliano. Un’azione di pulizia che contemplerebbe inesorabilmente un’ulteriore estensione del conflitto israelopalestinese. L’intero territorio mediorientale si infuocherebbe, rischiando di coinvolgere globalmente le principali potenze esistenti.

Il Pakistan contro Netanyahu
Il Medioriente si infuoca contro Netanyahu – foto: ansa – rationalinternational.net

Il leader israeliano aveva garantito, durante l’incontro dei vertici in Qatar, che l’operazione militare in atto sarebbe rimasta confinata all’interno della Striscia di Gaza. Mercoledì 29 novembre Netanyahu si è rimangiato tutto: “Non c’è alcun impegno nell’accordo a non agire in una tregua contro il leader di Hamas, chiunque essi siano”. Appare evidente dunque l’intenzione del Capo di Stato. Poco importa degli ostaggi, delle vittime della guerra e delle possibili conseguenze a livello mondiale. Spinto dalla lotta per la supremazia israeliana e dall’infondato tentativo di tutelare la popolazione ebraica, Benjamin Netanyahu mina gli equilibri internazionali.

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