Esteri

Kim promette satelliti spia e guerra

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Paolo Zignani

Missili, minacce e povertà. Il copione della Corea del Nord non cambia mai: lo Stato canaglia è condannato per sempre a sanzioni ed embarghi.

I discorsi di fine anno di Kim Jong-un alle riunioni del partito comunista nordcoreano sono diventati un classico. E’ il San Silvestro americano, in cui la propaganda contro il regime stappa il suo spumante, segnando il tempo con ritmo implacabile. Senza critiche, senza dibattito, come un’omelia. Come sempre, da anni, il dittatore per diritto di nascita viene dipinto nell’atto di minacciare una guerra nucleare. Lo si rappresenta in modo buffo, sostenuto da una platea adorante.

Test missilistico sotto lo sguardo di Kim Jong-un – rationalinternational.net Ansafoto

Eppure la Corea del Nord non ha condotto guerre né è accusata di complotti terroristici. La popolazione è povera, patisce le carestie, ha fame. Amnesty International e Human Rights Watch valutano il rispetto dei diritti umani, nel Paese di Kim Jong-un, tra i più bassi del mondo. Nella graduatoria di Democracy Index si trova invece al terzultimo posto, preceduta anche dal regime afghano dei talebani.

Una dinastia povera, ma con armi nucleari

Corruzione ovunque, economia debole, tranne che nella produzione di armi. Ben pochi fanno affari con un Paese che ancora prende a modello l’Unione sovietica che fu. Dominano l’embargo e le sanzioni, quel che vale è l’industria bellica, tant’è vero che Pyongyang avrebbe rifornito di armi la Russia pochi mesi fa. Ciononostante, Kim Jong-un, avvalendosi del culto della personalità che protegge il suo potere dinastico, rafforza la propria strategia, senza piegarsi affatto.

Ingegneri e scienziati dell’azienda spaziale di Stato festeggiano Kim Jong-un – rationalinternational.net Ansafoto

La novità del suo discorso consiste nella negazione di una possibilità di pacificazione con la Corea del Sud, con la quale Pyongyang è ancora in condizioni di guerra fredda. Il dittatore accusa i nemici di compiere mosse spregiudicate per invadere il suo regno, ufficialmente una Repubblica popolare democratica. E così annuncia il lancio di tre nuovi satelliti spia nel 2024; la tecnologia militare infatti è un punto di forza del Paese.

Gli occhi di Kim Jong-un arriveranno ovunque

Lo stato d’emergenza nella Corea del Nord è sempre attuale, al punto che il dittatore ordina all’esercito di tenersi pronto a una reazione di forza superiore, dal momento che le minacce degli Stati Uniti continuano senza sosta. Di fatto, la Casa Bianca ha stipulato nel 2023 un accordo trilaterale con Giappone e Corea del Sud per scambiare informazioni su Pyongyang. Washington notoriamente vuole rafforzarsi proprio nell’Indo-Pacifico in chiave anti-cinese. I test dei missili nucleari di Pyongyang, quindi, proseguono e proseguiranno.

Il dittatore coreano durante un incontro ufficiale – rationalinternational.net Ansafoto

Il primo satellite spia è già in orbita, e a detta del giovane capo di Stato, già fornisce importanti informazioni sulle installazioni della Corea del Sud e degli Stati Uniti. Con i quali mai più bisognerà cercare una pacificazione. La popolazione intanto continua a soffrire per le conseguenze di un’alimentazione carente di proteine e di grassi, tra embarghi e sanzioni. Però, come proclama Kim, la guerra nucleare può scoppiare in qualsiasi momento.

A volte escono notizie come la mobilitazione degli insegnanti per raccogliere patate, in un Paese che considera la libertà di stampa un male da evitare a tutti i costi. Il giogo e forte e le catene non si spezzano mai. Joe Biden acconsente all’invio di aiuti umanitari, certo in misura minore che negli anni Novanta. La politica di George W. Bush continua: è uno Stato canaglia, è colpevole dei propri mali, va aiutato di meno. E l’opinione pubblica acconsente, allineata ai suoi liberi e responsabili mass-media.

Paolo Zignani

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